Premio Luisa Minazzi e mamma Linda Maggiori

Direttrice didattica, ambientalista ed amministratrice comunale a Casale Monferrato, Luisa Minazzi con il Premio alla sua memoria e l’impegno e l’entusiasmo degli organizzatori continua a VIVERE e  LOTTARE, dimostrando di essere ancora più forte e longeva della malattia stessa… Per persone così non esiste la morte intesa come fine…

Il Primo Festival delle Virtù Civiche, in pieno svolgimento in questi giorni (vedi programma completo) è la manifestazione che nasce proprio da un’idea del Comitato organizzatore del Premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno”.  Si propone di valorizzare la presenza a Casale Monferrato degli otto candidati al Premio, chiamandoli a condividere le loro storie ed esperienze, nella speranza che inizino un benefico contagio sociale… 

Mi ha colpito la candidatura di Linda Maggiori, una mamma, praticamente a tempo pieno, una di noi, con 4 figli, un forte sentimento ambientalista e uno stile di vita completamente volto alla preoccupazione per il futuro dei suoi figli.

Linda Maggiori terrà un laboratorio molto interessante e utile il 2 dicembre PARTECIPIAMO!!

LABORATORIO | Famiglia a rifiuti (quasi) zero con presentazione del libro IMPATTO ZERO

Sabato 2 dicembre dalle ore 15:00 alle ore 17:00
Parco del Po e dell’Orba, Viale Lungo Po Gramsci 8, Casale Monferrato
Come abbattere la produzione di rifiuti in casa e altre pratiche virtuose. A cura di Linda Maggiori, mamma di quattro bambini, blogger del Fatto quotidiano, scrittrice impegnata nella difesa dell’ambiente, vive da anni con la sua famiglia senza auto, a rifiuti (quasi) zero. Introduce Vittorio Giordano, Legambiente Casale

CERCHIAMO DI CONOSCERLA DI PIU’

  • Uno stile di vita difficile, ma non impossibile. Come tutti vive in una società che sta lottando faticosamente contro il consumismo. Questa crisi forse ci ha un po’ aiutato a guardare meglio dentro di noi, nelle nostre case e nelle comunità in cui viviamo. 

Sì, la crisi ci fa  capire che non viviamo in un mondo con risorse illimitate, che l’idea di una crescita economica infinita è assurda. Il pianeta non può sostenere uno stile di vita consumistico per tutta la popolazione mondiale. Allora cosa facciamo? Fermarsi, cercare di capire cosa vogliamo, per noi e per i nostri figli. Occorre rallentare, tornare all’essenzialità:  non è rinuncia, non è miseria, ma una scelta consapevole e motivata. Tanta gente è presa dal circolo vizioso sempre più lavoro, sempre più bisogni, sempre meno tempo, sempre più consumo, sempre più lavoro. Bisogna invece tenere in considerazione l’aspetto economico, ecologico, relazionale. Riusare, recuperare cose usate, preparare tanti prodotti in casa con l’autoproduzione, comprando solo materie prime nei mercatini locali o dai produttori…spostarsi in bici, a piedi, coi mezzi pubblici, evitare di usare l’auto il più possibile…o addirittura facendo del tutto a meno dell’auto, condividendola con altre famiglie…tutte queste “rinunce” di fatto implicano un notevole risparmio economico, un miglioramento della vita sociale, maggior tempo a disposizione, e minor impatto ambientale.

  • Sei coraggiosa, determinata e sostenuta da tutta la famiglia, in primis da tuo marito immagino. Due anime gemelle o hai convinto anche lui?

E’ stato un percorso condiviso, in crescita, ognuno con i suoi tempi. Siamo sempre stati sensibili ai temi sociali, quando ci siamo conosciuti, da studenti, facevamo entrambi volontariato nel sociale, con Manitese…ma l’aspetto ecologico ci è sembrato fondamentale da quando abbiamo avuto i nostri bambini. Abbiamo pensato: che mondo vogliamo lasciargli? Così, scelta dopo scelta: dai pannolini lavabili, a non ricomprarci l’auto, all’autoproduzione, all’alimentazione tendenzialmente vegetariana…alle battaglie ambientaliste locali contro inceneritori e traffico…sono state scelte che abbiamo fatto sempre insieme, sostenendoci a vicenda. Siamo compagni di lotta oltre che di vita. Vivere in modo controcorrente non è facile, testimoniarlo è ancora più difficile, la gente (dai cittadini ai politici) a volte reagisce male, ci isola, ci attacca, ci fa sentire in colpa…. Essere in coppia dà una grande forza. Sai di non essere mai veramente solo.

  • Il superfluo come lo si individua nel quotidiano? Il fare a meno di …è una questione di tempo a disposizione?

Il superfluo è tutto quello di cui non hai bisogno per essere davvero felice. Guardando a fondo, capisci che puoi fare a meno di tanti oggetti che non fanno altro che rubarti tempo, soldi e vita, oltre ad inquinare il mondo che ci circonda. Oggetti, cibo, che ci sembrano indispensabili solo perché la pubblicità ce li pone come tali..Ci creano insoddisfazione e sempre nuovi bisogni. Ognuno ha la sua organizzazione familiare, e fa le sue scelte di riduzione…Noi abbiamo fatto a meno dell’auto, della tv, evitiamo di comprar vestiti nuovi (ci bastano e avanzano quelli usati), e tanti prodotti industriali (ce li facciamo da soli). In questo modo risparmiamo soldi e possiamo permetterci di lavorare meno, avendo più tempo a disposizione per tutti. C’è una frase che ripeteva Nanni Salio, che a me piace tantissimo:  “Troppe automobili, troppo cemento, troppe case, troppi rifiuti, troppo cibo, troppi prodotti usa e getta non creano un mondo migliore, ma ci impediscono di avere relazioni più armoniose e distese tra noi e con gli altri esseri viventi’. Invece di arricchirci ci impoveriscono. Ecco allora la scelta della semplicità volontaria.” 

Cosa pensi di FICO a Bologna e del suo intento didattico?

Sono molto dubbiosa. Non mi piacciono i grandi centri commerciali, nemmeno quelli green..preferisco acquistare direttamente dai piccoli produttori, tramite gruppi di acquisto, nei mercatini diretti, o nei piccoli negozietti in centro. Mi piacerebbe sapere se in quel terreno occupato da FICO si poteva fare altro, un luogo pubblico, sociale, se si poteva riconvertirlo a parco, ad area verde, a centro rifugio per animali…So anche che purtroppo sorge vicino ad un inceneritore. Mi piacerebbe sapere quanto traffico è aumentato a causa di questo nuovo centro commerciale. La tendenza purtroppo è questa, un po’ ovunque: sempre nuovi centri commerciali e sempre meno negozietti e mercatini in centro. Temo dunque che non sia un buon progetto. C’è ben poco di didattico, i bambini devono imparare a girare nei piccoli mercatini rionali, a far spesa insieme alla mamma e pian piano da soli nella bancarella del produttore locale, conosciuto, oppure andare a visitare le fattorie. Questi megastore, anche se green, anche se dicono di insegnare la buona alimentazione e fare corsi di autoproduzione, non mi piacciono, sono solo fumo negli occhi. Non è questa l’alternativa. Mi dicono che anche i prezzi siano molto alti…e questo è assurdo: come se la scelta di mangiare sano e locale fosse possibile solo per chi è ricco.

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